Il limite della derivata per x→0 non esiste. Infatti,
x→0lim2xsin(x1)=0,
mentre cos(1/x) non ammette limite per x→0.
Per calcolare la derivata nell’origine occorre invece usare la definizione:
f′(0)=x→0limx−0f(x)−f(0)=x→0limxsin(x1)=0.
La funzione è dunque derivabile anche in 0, ma la sua derivata non è continua in tale punto.
Esempio 2. Consideriamo ora
f(x)={xsin(x1),0,x=0,x=0.
Il rapporto incrementale nell’origine è
x−0f(x)−f(0)=xxsin(1/x)=sin(x1),x=0.
Poiché limx→0sin(1/x) non esiste, la funzione non è derivabile in 0.
2 Estremi locali e teorema di Fermat
2.1 Estremi locali e assoluti
Una funzione definita su tutto R può avere punti di minimo e di massimo locale senza avere un minimo o un massimo assoluto sul proprio dominio. Nel grafico sono indicati un punto di minimo locale x1 e un punto di massimo locale x2, con tangenti orizzontali.
2.2 Teorema di Fermat
Per una funzione derivabile in un punto interno x0 del dominio, il verso dell’implicazione di Fermat è x0 estremo locale di f⟹f′(x0)=0. La condizione sulla derivata è necessaria; non è sufficiente.
Teorema 1 (Fermat). Sia f una funzione definita in un intorno di x0 e derivabile in x0. Se x0 è un punto di massimo o di minimo locale per f, allora
f′(x0)=0.
Dimostrazione. Consideriamo il caso in cui x0 sia un punto di minimo locale. Esiste un intorno I di x0 tale che
f(x)≥f(x0)per ogni x∈I.f(x)≥f(x0)per ogni x∈I.
Quindi f(x)−f(x0)≥0 e il segno del rapporto incrementale dipende dal denominatore:
Poiché f è derivabile in x0, i due limiti esistono, sono finiti e coincidono con f′(x0). Devono quindi essere entrambi uguali a zero.
Nel caso di un massimo locale le disuguaglianze si invertono e si ottiene ancora f′(x0)=0. ◻
Esempio 3. La condizione f′(x0)=0 non è sufficiente affinché x0 sia un punto di estremo locale. Per la funzione
f(x)=x3
si ha f′(x)=3x2 e, in particolare, f′(0)=0. Tuttavia, 0 non è né un punto di minimo né un punto di massimo locale: è un punto di flesso a tangente orizzontale.
2.3 Estremi in punti di non derivabilità
Esempio 4. Consideriamo f(x)=∣x∣. Per x=0,
f′(x)={1,−1,x>0,x<0,f′(x)=∣x∣x.
Nell’origine la funzione ha un minimo assoluto, ma non è derivabile: le pendenze dei due rami sono diverse.
Esempio 5. Per la funzione
f(x)=3x2,
la derivata, per x=0, è
f′(x)=33x2.
Il grafico presenta una cuspide nell’origine, dove la funzione ha un minimo assoluto e non è derivabile.
Esempio 6. La funzione
f(x)=1−3x2
ha invece una cuspide rivolta verso il basso. Nell’origine assume il valore 1 e ha un massimo assoluto, pur non essendo derivabile.
2.4 Estremi del dominio e ricerca degli estremi
Esempio 7. Consideriamo f(x)=x2 sull’intervallo [2,3]. Il minimo assoluto è assunto in x=2, con f(2)=4, e il massimo assoluto in x=3, con f(3)=9. Entrambi si trovano agli estremi dell’intervallo.
Osservazione 1. Per una funzione definita su un intervallo, i punti di massimo e di minimo, relativi o assoluti, vanno cercati tra:
i punti stazionari, nei quali la derivata esiste ed è nulla;
i punti di non derivabilità;
gli estremi dell’intervallo che appartengono al dominio.
3 Teorema di Lagrange
Teorema 2 (Lagrange). Siano a<b e f:[a,b]→R una funzione continua su [a,b] e derivabile su (a,b). Allora esiste almeno un punto c∈(a,b) tale che
f′(c)=b−af(b)−f(a).
La continuità sull’intervallo chiuso comprende la continuità da destra in a e da sinistra in b:
è il coefficiente angolare della retta secante che passa per i punti
P=(a,f(a)),Q=(b,f(b)).P=(a,f(a)),Q=(b,f(b)).
Il teorema afferma che esiste almeno un punto interno c nel quale la tangente al grafico è parallela alla secante PQ.
Il punto c non è necessariamente unico: possono esistere più punti nei quali la tangente è parallela alla medesima secante.
3.2 Funzioni con derivata nulla
Corollario 1. Sia I un intervallo e sia f:I→R continua su I e derivabile nei punti interni di I. Se f′(x)=0 in ogni punto interno di I, allora f è costante su I.
Dimostrazione. Siano x1,x2∈I, con x1<x2. Poiché I è un intervallo, [x1,x2]⊆I. Per il teorema di Lagrange esiste c∈(x1,x2) tale che
x2−x1f(x2)−f(x1)=f′(c)=0.
Quindi f(x2)=f(x1). Poiché i due punti sono arbitrari, f è costante su I. ◻
4 Derivata e monotonia
4.1 L’importanza dell’ipotesi di intervallo
Osservazione 2. Consideriamo l’insieme
A=[1,2]∪[3,4].
Se una funzione definita su A soddisfa
f′(x)=0per ogni x∈(1,2)∪(3,4),f′(x)=0per ogni x∈(1,2)∪(3,4),
non possiamo concludere che sia costante su tutto A. Infatti, A non è un intervallo: non è possibile applicare il teorema di Lagrange tra un punto del primo intervallo e un punto del secondo.
Il grafico seguente illustra tratti crescenti e decrescenti separati da un massimo locale e da un minimo locale.
4.2 Derivata non negativa e funzione crescente
Teorema 3. Sia I un intervallo e sia f:I→R continua su I e derivabile nei suoi punti interni. Se
f′(x)≥0per ogni punto interno x di I,f′(x)≥0per ogni punto interno x di I,
allora f è crescente su I, nel senso che
x1<x2⟹f(x1)≤f(x2).x1<x2⟹f(x1)≤f(x2).
Dimostrazione. Siano x1,x2∈I, con x1<x2. Dobbiamo mostrare che f(x1)≤f(x2).
Applichiamo il teorema di Lagrange all’intervallo [x1,x2]. Esiste un punto c∈(x1,x2) tale che
x2−x1f(x2)−f(x1)=f′(c)≥0.
Poiché x2−x1>0, segue che
f(x2)−f(x1)≥0,
ossia f(x1)≤f(x2). ◻
Esempio 8. La funzione f(x)=x3 ha derivata
f′(x)=3x2≥0per ogni x∈R.f′(x)=3x2≥0per ogni x∈R.
È quindi crescente su tutto R, anche se f′(0)=0.
4.3 Funzione crescente e segno della derivata
Teorema 4. Se f è crescente su un intervallo I ed è derivabile nei punti interni di I, allora
f′(x)≥0per ogni punto interno x di I.f′(x)≥0per ogni punto interno x di I.
Dimostrazione. Fissiamo un punto interno x0 di I. Se x>x0, la crescenza implica f(x)≥f(x0), perciò
x−x0f(x)−f(x0)≥0.
Se invece x<x0, si ha f(x)≤f(x0): numeratore e denominatore sono entrambi non positivi, con denominatore strettamente negativo, e quindi il rapporto incrementale è ancora non negativo.
In conclusione,
x−x0f(x)−f(x0)≥0per ogni x∈I,x=x0.x−x0f(x)−f(x0)≥0per ogni x∈I,x=x0.
Passando al limite e usando la derivabilità in x0, otteniamo
f′(x0)=x→x0limx−x0f(x)−f(x0)≥0.
Poiché x0 è un punto interno arbitrario, la tesi è dimostrata. ◻